Autore: C.G.
Fonte: La Sicilia

“Coldiretti e Telefono Rosa insieme in un progetto di carattere nazionale rivolto a 9 donne vittime di violenza. Uno stage di 6 mesi nelle aziende”
Donne che hanno detto basta, che hanno chiesto aiuto e che provano a rinascere. Un percorso impossibile senza un’indipendenza economica, il primo vero ostacolo per chi rimane intrappolata nella gabbia della violenza domestica, il principale per chi non ha modo di sostenersi economicamente da sola e non può chiudersi la porta di casa alle spalle.

Per nove donne ci sarà, però, l’opportunità di riscrivere il loro futuro, sporcandosi le mani in prima persona: con la terra. Lavoreranno, infatti, grazie al progetto “Lavoro é libertà” un’iniziativa del Telefono Rosa e di Coldiretti Donne Impresa che vede la Sicilia terza regione – oltre al Lazio capofila e al Piemonte – in cui è stato organizzato un corso di formazione per imparare a “muoversi” nel settore agricolo. Completato pochi giorni fa il percorso formativo, adesso queste donne potranno usufruire di borse lavoro e di tirocini in diverse aziende agricole e di tirocini in diverse aziende agricole etnee della durata di sei mesi, part time al 50%.
“Impareranno un mestiere – spiega Margherita Scognamiglio, responsabile regionale Donne impresa Sicilia Coldiretti – che sicuramente aprirà loro opportunità lavorative in un settore che negli ultimi tempi è stato determinante per il lavoro femminile. Oggi le donne agricoltrici sono mosse da una grande passione per il recupero della natura, dei rapporti e da una grande passione per il recupero della natura, dei rapporti e da un grande entusiasmo per fare qualcosa di buono per tutti. Il grande passaggio culturale che ha reso possibile tutto ció è stato il considerare l’agricoltura non solo come un settore da cui provengono i prodotti, ma come “madre” dal cibo che mangiamo”.

A fare da cerniera fra le donne e le azienda agricole è stato il Telefono Rosa che ha individuato i casi particolari ed ha svolto un delicato lavoro di assistenza psicologica e legale per favorire l’inserimento lavorativo di queste nove donne: «Sono tutte persone – dice Antonella Caltabiano, presidente di Telefono Rosa Sicilia (sotto napoli esiste solo questa sede e risponde ai numeri 095/7723703 – 1522) – che hanno avuto un percorso di violenza particolare. Qualcuna è stata anche vittima di violenza assistita (quella che riguarda i bambini che assistono direttamente ai maltrattamenti delle loro mamme ndr), fisica, psicologica e anche economica. L’obiettivo del progetto presentato al ministero era proprio quello di dare loro autonomia, per una ripresa concreta della propria vita. Con noi hanno fatto e qualcuna sta ancora facendo, un doppio percorso legale e psicologico. Dopodiché il filo non si interrompe, continuiamo a seguirle grazie anche al Lavoro e case – famiglia. Nel gruppo con il quale abbiamo lavorato ci sono state donne di ogni tipo, dalla ragazza che sta frequentando ancora la scuola superiore alla donna laureata. La violenza di genere è trasversale, non c’è età, non c’è ceto sociale, anzi quando il ceto è più alto si prova più vergogna ad uscire allo scoperto. Nel nostro territorio di Bronte abbiamo pensato che l’agricoltura potesse rappresentare un’opportunità concreta per il loro futuro. Potranno acquisire delle competenze spendibili un domani in una continuità lavorativa».

È toccato poi ad Ilaria Sant’Ignazio, un agronoma di Coldiretti, fare da tutor a queste aspiranti “contadine”. «Ho trovato delle persone splendide – racconta con pizzico d’emozione – che mi hanno fatto entusiasmare. La fomazione è durata 100 ore, di cui 60 a cura della Coldiretti e 40 del Telefono Rosa Bronte. Io mi sono occupata principalmente degli aspetti lavorativi per favorire l’inserimento nel mondo agricolo di queste nove donne, dalla legislazione alla full immersion “sul campo”. Abbiamo fatto piantare loro delle piantine da orto, delle piantine d’ulivo, hanno raccolto frutti. Per loro è stato come ritornare a scuola, mi è capitato anche che si siano confidate con me. Mi ha colpito la loro forza interiore, la voglia di uscire da questa fase buia della loro vita.
Umanamente mi hanno trasmesso tanto, spero si possano inserire nelle nostre aziende».

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